Sono 6 su 10 le donne impegnate a motivare il partner o i familiari ad effettuare visite di controllo andrologiche e in particolare per ciò che attiene alla salute della prostata. Il tumore di questa ghiandola, infatti, costituisce il 19% di tutti i tumori maschili e conta ogni anno in Italia circa 37.000 nuove diagnosi. Numeri aumentati grazie alla pratica del dosaggio del PSA a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. nonostante l’aumento dell’incidenza si registra una riduzione dell’immortalità proprio grazie alla diagnosi precoce. una recente indagine intitolata alla consapevolezza sul tumore alla prostata condotta su un campione di 273 uomini e donne da Elmar Research e Fondazione onda ha rivelato che sono sei donne su 10 quelle attivamente coinvolte nel motivare il partner o i familiari a effettuare le visite di prevenzione per il tumore alla prostata. La necessità del dosaggio del PSA e stato negli ultimi anni oggetto di controversie rispetto alla sua appropriatezza, giacché fino al 40% di nuove diagnosi è costituito da tumori clinicamente irrilevanti che non necessitano di trattamento ma solo di un’osservazione regolare nel tempo, nota come ‘sorveglianza attiva’. Si tratta di un monitoraggio sistematico per i pazienti a cui sia fatta diagnosi di adenocarcinoma della prostata a basso rischio. quando invece il tumore sia clinicamente rilevante è necessario passare alla chirurgia che rappresenta il trattamento di prima scelta per il tumore prostatico, indicata per pazienti a rischio intermedio con un’aspettativa di vita superiore ai 10 anni, ma che è indicata anche in pazienti con tumore a rischio elevato o avanzato che ricevono l’intervento chirurgico seguito da radioterapia.