Articolo pubblicato su “dottore, ma è vero che..?” il 14/11/22

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di Maria Cristina Valsecchi

L’anoressia nervosa è un disturbo dell’alimentazione che consiste nel ridurre o interrompere la propria consueta alimentazione, scendendo sotto l’85% del peso normale per la propria età, sesso e altezza. Le persone che soffrono di anoressia nervosa, infatti, hanno il terrore di ingrassare e per questo adottano regimi alimentari estremi che le portano alla denutrizione grave e al sottopeso. È una patologia che Italia colpisce lo 0,2-0,8% della popolazione [1], le donne più degli uomini, con un’età di esordio media compresa tra i 15 e i 18 anni. Il problema, quindi, riguarda soprattutto giovani donne in età fertile e tra i gravi danni che l’anoressia comporta per la loro salute c’è anche la compromissione temporanea della fertilità.

Come mai l’anoressia compromette la fertilità?

Portare avanti una gravidanza e partorire richiede energia [2] e l’organismo della donna è dotato di un meccanismo di sicurezza che interrompe l’attività ovulatoria quando si trova in condizioni di grave carenza di energia, che siano dovute a denutrizione, a una malattia, oppure a sforzo fisico prolungato e intenso, come l’allenamento di un’atleta.

Gli adipociti, cioè le cellule del tessuto adiposo, producono un ormone, la leptina, che tiene informato il sistema nervoso centrale sul livello di energia dell’organismo. Se la percentuale corporea di grasso scende sotto una determinata soglia, quindi se una persona dimagrisce troppo, la produzione di leptina cala. Nell’organismo femminile, questo segnale innesca una cascata di eventi che inibiscono il funzionamento delle ovaie.

La donna fortemente sottopeso e quella sottoposta a sforzo fisico intenso e prolungato spesso vanno in amenorrea, cioè perdono le mestruazioni, perché il loro ciclo ovulatorio si arresta. In queste condizioni, chiaramente, è impossibile concepire.

L’infertilità dovuta ad anoressia nervosa è reversibile?

Se il disturbo viene trattato, con un adeguato recupero del peso corporeo, le ovaie riprendono a funzionare e la donna torna ad essere fertile [3]. È importante trasmettere questo messaggio alle giovani con anoressia nervosa che affrontano il percorso per risolvere il loro disturbo.

Al tempo stesso, è importante che il personale sanitario che assiste la gravidanza di una donna con pregressa anoressia nervosa ne sia a conoscenza, per seguirla con particolare attenzione. Se il disturbo non è del tutto superato e le carenze nutrizionali non sono state completamente compensate, infatti, la donna incinta e il nascituro sono esposti a un maggior rischio di complicazioni [4]. La malnutrizione materna aumenta il rischio di rottura precoce delle membrane e parto pretermine, di basso peso alla nascita e di microcefalia, cioè uno sviluppo inadeguato della testa del nascituro. Altera i meccanismi di coagulazione del sangue, aumentando la probabilità di incorrere in un’emorragia. Inoltre, i disturbi alimentari sono associati a un maggior rischio di ansia e depressione sia in gravidanza che dopo il parto.

Non esistono nel nostro Paese linee guida specifiche per l’assistenza in gravidanza nei casi di pregressa anoressia, ma le donne che si trovano in questa situazione [5] dovrebbero essere seguite da un’equipe che comprende il ginecologo, il nutrizionista e uno specialista esperto di disturbi alimentari.

A chi ci si può rivolgere per trattare l’anoressia nervosa in Italia?

Le persone che soffrono di anoressia nervosa e altri disturbi alimentari, come la bulimia e il binge eating, devono essere prese in carico da un’equipe multidisciplinare e seguite con continuità per prevenire recidive ed evitare che il problema diventi cronico.

Per indirizzare i diretti interessati e le loro famiglie a strutture specializzate, il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità ha realizzato una mappatura dei centri dedicati alla cura dei disturbi alimentari. Per il momento il registro elenca le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, ma sono previsti aggiornamenti con l’inserimento di centri accreditati.