E’ nato prima l’uovo o la gallina? Il quesito si pone anche nella relazione tra infezione da Covid-19 e livelli di testosterone circolanti. Una ricerca italiana condotta da Paolo Capogrosso dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ha constatato che bassi livelli di ormone maschile erano correlati ad una maggiore incidenza di ricoveri in terapia intensiva, intubazione e ricovero prolungato. Non solo, i soggetti con ormone più basso avevano un rischio maggiore del 33%  di morire per l’’infezione. La ricerca ha messo a confronto 286 soggetti con Covid-19 sintomatico ricoverati in pronto soccorso e 281 uomini sani e 24 con virus in forma asintomatica. A tutti i volontari sono stati effettuate analisi ormonali, incluso il testosterone che è stato definito ‘basso’ a 9.2 nmol/L (condizione che viene chiamata ipogonadismo). 

Livelli troppo bassi sono stati rilevati in 9 pazienti con Covid severo su 10 contro il 14,9% dei soggetti sani e il 33% di quelli con forma virale lieve e senza sintomi. 

La severità dei sintomi è direttamente collegata a più bassi livelli di ormone nel sangue. 

Ora rimane da stabilire se il testosterone sia solo un marcatore della salute o abbia un ruolo attivo nel rendere l’organismo più fragile e quindi la malattia più aggressiva. 

In realtà l’ormone maschile ha un ruolo nella salute maschile, ad esempio contribuisce alla densità muscolare che a sua volta contribuisce alla forza fisica. 

Lo scorso anno lo studio The Aging male aveva trovato che tra 221 uomini ricoverati per Covid-19, un basso livello di androgeno  aumenta significativamente il rischio di ricovero in terapia intensiva e di morte. E analogamente una ricerca su un piccolo campione di soggetti apparsa su Jama Network Open ha evidenziato che i maschi con infezione severa avevano mediamente livelli di testosterone più bassi rispetto a quelli con malattia in forma lieve.