La malattia di La Peyronie (PD) è una condizione che deriva dalla formazione di placche fibrotiche della tunica albuginea e che può svilupparsi in una serie di deformità del pene tra cui cuvatura, accorciamento, restringimento, e altre anomalie. Colpisce in genere gli uomini sopra i 50 anni con una incidenza stimata tra il 3% e il 9% . Nonostante la causa non sia esattamente nota, la teoria suggerisce che microtraumi vascolari durante i rapporti sessuali rilasciano una reazione infiammatoria incontrollata negli uomini geneticamente suscettibili.

La malattia che curva l’asta del pene si sviluppa in due fasi ben definite: acuta e cronica. Durante la fase infiammatoria acuta la placca inizia a formarsi e le deformità diventano progressivamente evidenti con un elemento di dolorabilità della parte. Nella fase stabile il dolore scompare e la curvatura si stabilizza. Nel frattempo la placca fibrosa inizia a indurirsi e, sebbene descritta, la curvatura rimane stabile rendendo il rapporto sessuale penetrativo difficile o impossibile a seconda dei casi, causando disagio psicologico o emotivo e problemi di relazione.

Nonostante i tentativi di trattare la Peyronie in maniera conservativa con onde d’urto, la ionoforesi e farmaci intralesionali, topici e orali, nessuno di questi trattamenti ha dimostrato la sua reale efficacia e sicurezza in studi clinici ampi e ben progettati. L’approccio chirurgico invece è indicato negli soggetti che non sono in grado di avere rapporti sessuali in quanto la deformazione è incompatibile con la penetrazione e il rapporto sessuale.

Nonostante i risultati della chirurgia siano generalmente eccellenti, le diverse procedure possono avere effetti collaterali indesiderati: accorciamento del pene, disfunzione erettile, intorpidimento del pene, recidiva della curvatura, potenziale necessità di circoncisione al momento dell’intervento e altri effetti avversi legati all’intervento chirurgico.

Nel 2013 i risultati dei “The Maximal Peyronie’s Reduction Efficacy and Safety Studies I and II” (IMPRESS I & II) hanno portato all’approvazione della collagenasi del Clostridium Histolyticum (CCH) come primo trattamento conservativo per la PD da parte della Food and Drug Administration. Conservativo perché somministrato con delle infiltrazioni con ago sotto anastesia locale. Niente bisturi, niente traumi, niente decorso, niente dolore.

La riduzione della curvatura variava tra il 28-34,4% con un buon profilo di sicurezza, ed effetti avversi transitori e lievi come ecchimosi, intorpidimento ed ematoma. E miglioramenti si ottenevano con infiltrazioni successive, sino a tre in media che potevano però arrivare sino a 8 trattamenti.

Ralph et al (14) hanno pubblicato nel 2017 i risultati di uno studio prospettico che ha coinvolto 53 pazienti con PD e trattati con collagenasi utilizzando un protocollo abbreviato. La maggior parte dei partecipanti ha avuto un miglioramento dell’angolo di curvatura di una media (intervallo) di 17,36º (0º-40º) o 31,4% (0% -57%) rispetto al basale dopo tre iniezioni.

I pazienti con Malattia di La Peyronie avevano una risposta terapeutica efficace ed accettabile, ma pochii mesi fa l’azienda produttrice ha deciso di ritirare CCH dal mercato al di fuori degli Stati Uniti, sottraendo un’opzione ormai diventata di ‘prima linea’ e costringendo gli urologi a poter proporre solo la chirurgia o, se identificata in fase precoce, l’uso di tutori penieni per evitare la curvatura indotta dalla fibrosi.

L’alternativa è descritta nelle Linee guida EAU sulla salute sessuale e riproduttiva che hanno inserito una raccomandazione “forte” per l’uso dell’interferone α-2b nella malattia di La Peyronie. È stato dimostrato che questo farmaco riduce la proliferazione dei fibroblasti, la produzione di matrice extracellulare e la produzione di collagene dai fibroblasti e migliora il processo di guarigione delle ferite dalle placche PD in vitro. Le iniezioni intralesionali hanno migliorato significativamente la curvatura del pene, le dimensioni e la densità della placca e il dolore rispetto al placebo, anche se mancano studi di follow up a medio e lungo termine. Staremo a vedere.

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