Il consumo di alcol da parte del padre prima del concepimento è legato ad un rischio di disturbi dello sviluppo cerebrale. Allo stesso modo di come influisce il bere da parte della madre durante la gravidanza. 

Nello studio pubblicato sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research, è stato osservato che ratti maschi e femmine esposti al consumo di alcol generavano piccoli con disturbi cerebrali e comportamentali. Le alterazioni si evidenziavano a livello della neocorteccia con alterazioni dell’espressione genetica e connessioni alterate tra i neuroni.

Nonostante fossero noti i rischi del consumo materno, oggi si sta gettando nuova luce sull’abitudine a bere degli aspiranti padri che ha effetti deleteri sullo sviluppo del feto. 

Nel primo studio le cavie maschi avevano consumato nelle due-tre settimane precedenti all’incontro con le femmine astemie. E generavano prole con maggiori tratti di ansia, iperattività, funzioni motorie ridotte e coordinazione alterata tipiche dei figli nati da padri alcolisti. 

In un’altra ricerca la somministrazione di colina alle gestanti bevitrici era in grado di limitare gli effetti negativi delle bevande tra cui minor peso generale e cerebrale e alterazioni a livello della neocorteccia. 

La linea germinale paterna può trasmettere cambiamenti ereditabili da generazioni successive multiple anche dopo una singola bevuta. 

Ecco quindi come anche lo stile di vita paterno assume una nuova e rilevante importanza con effetti dirompenti sulla salute cerebrale dei nascituri. E tali conseguenze sarebbero peggiori e più gravi nella prole di sesso maschile. Alla luce del dato che circa il 18% delle donne incinte americane consuma alcol durante la gravidanza, i ricercatori hanno cercato di capire se ci fosse qualche soluzione per limitare i danni. 

Hanno quindi esposto cavie gravide al 25% di alcol (la dose media che determina la sindrome feto-alcolica) e hanno somministrato loro 640mg di colina. La colina è un nutriente essenziale cruciale per lo sviluppo cerebrale che produce gruppi metilici che si legano al DNA e influiscono sull’espressione genica. Ebbene, la supplementazione di colina si è dimostrata efficace nel ridurre i danni indotti dall’alcol. 

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