Potremmo chiamarli effetti non avversi: il 15% delle coppie che sì sottopone ad una procedura di procreazione medicalmente assistita concepisce naturalmente entro l’anno successivo anche se la procedura non ha avuto successo.

La notizia è di particolare importanza perché le coppie spesso escono da un insuccesso con l’umore a terra e un senso di sconfitta e questo dato può restituire una quota di speranza, ma soprattutto il dato (analogo) interessa anche le coppie che hanno ottenuto una gravidanza dalla procedura e che devono conoscere la possibilità di avere un secondo bambino concepito naturalmente. Lo ha svelato uno studio inglese che ha seguito circa 2mila coppie per alcuni anni successivi al primo tentativo di fecondazione assistita che ha rivelato come tale possibilità sia più elevata tra le donne giovani, quelle che hanno una forma di sterilità con cause non accertate (unexplained infertility)  e sono ricorse tempestivamente alla procreazione assistita. La tecnica usata, IVF o ICSI, non farebbe la differenza nella possibilità che i fiocchi sulla porta si moltiplichino senza ricorrere alle cure mediche. Un altro studio francese aveva calcolato che le gravidanze spontanee dopo PMA fossero il 17% nelle donne per le quali il trattamento aveva fallito e il 24% in quelle che avevano coronato il tentativo con una gravidanza.

El Mokhallalati, van Eekelen R, Bhattacharya S, Treatment- indipendent live birth after in-vitro fertilization: a retrospective cohort study of 2.133 women Hum Reprod 2019;34:1470-1478

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