è importante conoscerlo bene

La prevenzione e gli screening sono strumenti di salute pubblica importanti ma negli ultimi anni quello che indaga la prostata maschile è stato posto sotto la lente di ingrandimento perché il risultato può condurre tanto a sovradiagnosi ossia a indicare dei ‘falsi-positivi’  quanto a sottodiagnosi. Livelli alti di Psa infatti non sempre sono indicativi della presenza di una neoplasia ma possono portare ad un atteggiamento ‘interventista’ che indice gli uomini a sottoporsi a trattamenti non necessari. Meno noto è il pericolo che bassi livelli di Psa possano rassicurare mentre celano alterazioni correlate al tumore. I valori ad esempio possono risultare alterati a seguito di terapie per curare l’ipertrofia prostatica benigna e indurre un falso senso di rassicurazione.

Lo hanno evidenziato i ricercatori dell’University of California San Diego School of Medicine che hanno riferito un ritardo di due anni nel riconoscimento di un carcinoma prostatico e il rischio di scoprire la malattia quando si trova già ad uno stadio avanzato.

I farmaci agiscono attraverso l’inibizione di un enzima chiamato 5-alfa reduttasi e  provocano un abbassamento dei livelli dell’antigene prostatico specifico, fattore che altera l’affidabilità dell’esame del Psa. Il farmaco infatti può mascherare problemi più seri. Altre ricerche hanno dimostrato che le medicine per la prostata possono addirittura dimezzare i livelli di Psa rilevati nel sangue. Gli autori dello  studio pubblicato sulla rivista  Jama Internal Medicine condotto su più di 80mila uomini che si erano sottoposti al test del Psa tra il 2001 e il 2015 hanno rilevato che solo il 29 per cento dei pazienti in cura con inibitori della 5-alfa reduttasi  ha effettuato una biopsia entro due anni da un test del Psa dall’esito sospetto in confronto al 59 per cento degli uomini che non assumeva i farmaci in questione.

Inoltre, il 25 per cento di chi assumeva i farmaci riceveva la diagnosi a uno stadio più avanzato della malattia, in confronto al 17 per cento delle persone senza terapia. Dati che confermano l’importanza di valutare i risultati del test in funzione delle eventuali terapie assunte dai pazienti.

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