Traumi pelvici: militari i più colpiti


Tra le popolazioni più a rischio di traumi pelvici e genitali ci sono i militari che operano in zone di conflitto.
La guerra in Iraq, Afghanistan e in altri teatri, non più un altro tributo in termini di vittime (il tasso di sopravvivenza di circa il 90%) rispetto al 76% della guerra del Vietnam. Ma la medicina di guerra riporta traumi alla testa, ferite a gambe e braccia e traumi genitourinari. Tutte le parti anatomiche non protette dai raffinati giubbotti antiproiettile che permettono di salvare la vita ai soldati.
Se storicamente i traumi pelvici incidevano per il 2.5%, nei due conflitti citati sono balzati al 10%.

Vanno dai traumi ai testicoli (piuttosto frequenti) fino all’amputazione del pene.
Nei primi casi con alcune terapie si è in grado di ripristinare la fertilità, mentre nelle situazioni più gravi è necessario il ricorso ad una delicata chirurgia ricostruttiva.
“L’obiettivo è sempre quello di preservare la fertilità e la funzione sessuale di soggetti giovani” sottolinea il prof. Sansalone.
Ovviamente la ripresa sessuale nel caso in cui abbiamo la perdita dell’organo è molto compromessa ma alcuni studi e recentemente interventi di trapianto di pene ci portano verso la strada giusta per la soluzione del problema.